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ERIT - Federazione Europea delle Associazioni degli
Operatori delle Tossicodipendenze - riposa su una storia di scambi di saper fare, che ha permesso di gettare dei ponti tra
gli operatori di diversi Paesi sia a livello culturale che sociale, ma anche tra gli operatori e i poteri pubblici a livello
europeo, nazionale, regionale e locale.
Nel corso della sua IV Conferenza Europea, realizzata
a Porto dal 3 al 5 febbraio 2000, ERIT dichiara:
n Il fenomeno delle
tossicomanie non rappresenta che un aspetto dell’insieme dei fenomeni che perturbano una società complessa. Perciò,
le società democratiche combattono l’esclusione sociale delle persone che si autoescludono o che vengono escluse, a
causa del loro consumo di droghe. Il fenomeno dell’uso e dell’abuso di droghe comprende una grande varietà di
situazioni che evolvono senza fine e che obbliga alla definizione di trattamenti terapeutici, specifici, valutabili e validati.
n Questo fenomeno
complesso necessita soluzioni ugualmente complesse. Gli interventi devono essere multi-professionali, multi-dimensionali e
globali.
n I servizi che prendono
in carico i tossicodipendenti hanno acquisito una esperienza che può essere utile per allargare il loro campo di competenze
nella prevenzione e nei trattamenti di altre forme di dipendenza: alcol, tabacco, farmaci psicotropi, gambling, etc.
n E’ ancora una
volta necessario mettere in guardia l’opinione pubblica, affermando che gli operatori condannano lo sfruttamento economico,
politico, psicologico e religioso dei tossicodipendenti e delle loro famiglie. Riaffermiamo che il trattamento dei tossicodipendenti
è molto di più di una semplice disintossicazione fisica e che solo una minoranza di loro necessita di affrontare questa fase
del trattamento in un ambiente controllato. Sono spesso interessi economici e privati che stanno alla base di proposte di
"soluzioni miracolose" come, per esempio, le disintossicazioni rapide o ultra-rapide.
n E’ inaccettabile che persista ancora
la pena del carcere per le persone la cui unica responsabilità è consistita nel consumo di droghe illecite.
n Il tossicomane detenuto
deve essere l’oggetto di una presa in carico globale, che includa il trattamento medico, psicologico e sociale, al fine
di facilitare il suo reinserimento. In carcere, come ovunque, il tossicodipendente deve poter beneficiare della continuità
del trattamento iniziato, al momento della sua uscita. Deploriamo il fatto che vi siano ancora delle carceri in cui i tossicodipendenti
detenuti non hanno accesso a programmi appropriati di riduzione del danno, di prevenzione e di cura.
n Per partecipare alla
costruzione dell’Europa Sociale e nel quadro della realizzazione dei programmi dell’Unione Europea, è necessario
rinforzare i legami tra le ONG e le Istituzioni Europee. E’ quindi necessario migliorare l’applicazione delle
procedure di concertazione e di finanziamento.
ERIT sostiene la strategia dell’Unione Europea nel campo delle Tossicodipendenze
e concorda con l’obiettivo di modificare le priorità di definizione dei budget, al fine di favorire la prevenzione,
il trattamento e il reinserimento, piuttosto che la repressione. Questo cambiamento delle priorità è importante sia per gli
aspetti umanitari, che per l’efficacia nell’uso delle risorse.
ERIT continuerà ad offrire i suoi servizi per aumentare le sinergie e la cooperazione
con i diversi networks europei che partecipano alla costruzione dell’Europa Sociale e che sono impegnati nel campo delle
tossicodipendenze.
n E’ necessario lottare:
- per sviluppare e mantenere trattamenti di qualità;
- per esigere la valutazione dei servizi resi, utilizzando criteri precisi e standard
di qualità verificabili.
n L’investimento
urgente nei programmi di prevenzione dell’uso di droga e di riduzione del danno (inclusa le gestione del consumo), deve
essere collocato parallelamente con lo sviluppo dei programmi terapeutici, adattati ai diversi bisogni di ogni persona (culturali,
etnici, spirituali) ivi compresi l’astinenza e il reinserimento sociale.
n Le politiche europee devono essere permanentemente
aggiornate e tenere conto, fondamentalmente delle particolarità europee, rispettando le differenze culturali delle popolazioni
e le diverse realtà dei servizi, collegati fra loro dalle associazioni degli operatori.
Porto, 5 febbraio 2000
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